L'artista
di ogni epoca ha sempre dovuto affrontare inevitabilmente un lungo
periodo di apprendistato che prevede innanzitutto l'acquisizione
della conoscenza della "sbozzatura": con il piccone e
con il martello a testa quadra, egli deve imparare praticamente
a far saltare tutto il materiale in eccesso e a saggiare appieno
la qualità del marmo scelto.
A questa fase fa poi seguito quella della "smodellatura"
che prevede l'utilizzo della mazza e della subbia. Successivamente
con l'impiego degli scalpelli di media grandezza, come il calcagnolo
e la gradina, i cui segni saranno spiantati da utensili più
piccoli, l'artista giunge a rendere la superficie del marmo levigata
e liscia, per poi terminare il processo creativo con la "lucidatura",
utilizzando sabbia e pietra pomice.
Simili esperienze diverranno tappe decisive
e fondamentali per la formazione tecnica ed artistica di molti scultori
del XIX e XX secolo che intrecceranno sovente la propria storia
con quella dei più famosi laboratori carraresi.
La riprova che Carrara possa a tutt'oggi vantare
ancora una schiera davvero unica di fornitori d'opera, capace di
sostenere e formare gli artisti delle ultime generazioni, emerge
in tutta la sua valenza dall'analisi dei percorsi artistici degli
scultori contemporanei.
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